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La pubblicità di fronte al nuovo medium


Con la diffusione della banda larga si avvera la profezia di studiosi come Derrick De Kerkhove, che avevano previsto un segnale televisivo che transiterà sempre più sul cavo. Il cosiddetto "canale dell’opulenza", simboleggiato oggi dalla televisione in chiaro, potrebbe spostarsi parzialmente sulla banda larga, con il suo ricco carico di spot. Gli investimenti pubblicitari sul web, nel periodo gennaioluglio, sono cresciuti del 49%, con un volume di 110 milioni di euro, secondo i dati Iab. La fruizione di questi nuovi media, sia a livello di contenuti, che di messaggio pubblicitario, sarà rivoluzionata profondamente, e la differenza la spiega Giacomo Boggetto, presidente di Testaweb Edv: «La televisione tradizionale è push, la tv sul web sarà pull». Scusi, che significa? «Push vuol dire che noi oggi possiamo spingere un bottone, accendere la tv, e se non ci piace il programma metterci a fare zapping. Altra cosa è la tv pull con la quale saremo noi a scegliere il contenuto. E quando durante un film vediamo sulla tv digitale uno spot pubblicitario per un carburante che ci offre dei premi, possiamo informarci con Internet sulla qualità questi premi, e dopo cinque minuti tornare a vedere il film dal punto in cui lo abbiamo interrotto».
Ma la televisione che arriva da Internet, sottrarrà risorse pubblicitarie alla broadcast tv? Sentiamo Paolo Duranti, direttore Nielsen Media Research: «Poichè gli investimenti sulla tv generalista crescono, nonostante la diffusione della banda larga, credo che in futuro gli investimenti sul digitale andranno a sommarsi a quelli tradizionali, e saranno generati da clienti che cercano nuovi gruppi di consumatori». Walter Harstsarich, presidente Aegis Media Italia, non ha dubbi: «La rivoluzione digitale è già entrata in milioni di case, e i media buyers, per rendere efficace l’investimento pubblicitario delle aziende, non possono dormire sugli allori della tv generalista. Nel giro di tre anni "un grande pubblico di massa riceverà contenuti su diversi terminali, che vanno dal Pc al Tivufonino all’iPod, e se noi non sapremo proporre formule di comunicazione accattivanti e personalizzate, l’attenzione del consumatore ci sfuggirà velocemente. Ecco perché il 20% degli investimenti decisi dal nostro gruppo, da qualche mese sta passando sui media digitali, e la nostra divisione web attraversa momenti di forte potenziamento». Isabella Rota, presidente Omnicom Media Group Italia, vede tempi difficili per la tv tradizionale: «Ci troveremo di fronte a due diversi mercati. Quello che io chiamo della ‘domenica pomeriggio’ fatto di intrattenimento leggero, e destinato ad un pubblico piuttosto anziano, e un altro più smart, rappresentato da un target più attivo e giovanile, che andrà a scegliersi in piena autonomia il programma desiderato, anche sostenendo un costo».
Hartsarich aggiunge: «Sarà inutile a quel punto parlare di palinsesti, perché il consumatore potrà appropriarsi in qualsiasi momento un programma trasmesso durante la giornata». Ma i media buyer investirebbero in maniera sostanziosa su questi nuovi media digitali? Quello che affascina i media buyers, è la precisione con cui si potranno identificare i target: chi scarica "Via col vento" consuma prodotti ben diversi da chi guarda "Sin City". Layla Pavone, presidente dell’Internet Advertising Bureau, e direttore di Isobar, immagina così il salotto di una casa del futuro: «Una delle formule più papabili di fruizione dell’intrattenimento, è il video on demand, che scarico attraverso la banda larga, e che posso poi vedere sul mio tv al plasma. Se chiedo i "I Fantastici 4" senza spot pubblicitari, il servizio mi costa 100, se invece accetto di vedere la pubblicità inserita nel film, la sua visione potrebbe costarmi meno della metà». Isabella Rota però avverte: «Gli editori devono essere prudenti e valutare bene le offerte. Se pensano di fornire intrattenimento gratuito imponendo la pubblicità agli utenti, potrebbero ricevere dei sonori rifiuti da una generazione di consumatori che vede il web come spazio di libertà».

Fonte: www.repubblica.it


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