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Cerca di riguadagnare terreno in termini di immagine, Google, dopo la brutta figura fatta registrando dati wi-fi di privati nell’ambito del suo servizio Street View. E così, nel post sul blog istituzionale in cui si scusa per l’accaduto annuncia anche l’arrivo, la settimana prossima, delle ricerche criptate. La crittografia è una scienza oscura ai più, ma sostanzialmente, il suo utilizzo comporta che eventuali dati intercettati nel passaggio dal Pc di un utente ai server di Google, non potranno essere interpretati da occhi indiscreti.
Google utilizza già la crittografia per il suo servizio di posta elettronica Gmail, una caratteristica introdotta quest’anno, dopo gli attacchi portati al servizio da parte di ignoti hacker, probabilmente cinesi. L’estensione del protocollo SSL (quello che si adopera anche per le transazioni bancarie) al motore di ricerca doveva avvenire in una fase più avanzata, ma i recenti avvenimenti hanno indotto l’azienda ad anticipare i tempi. Non si ancora però che aspetto avrà la nuova funzione di ricerca, né come sarà strutturata esattamente.
In realtà, una ricerca crittografata con Google, esiste già, ma non è opera di Mountain View, bensì di un sito indipendente, chiamato Scroogle, attivo fin dal 2003. Scroogle per funzionare si basa su Google, quindi utilizzandolo si ottengono gli stessi risultati, ad eccezione dei link sponsorizzati. Altri motori di ricerca poco noti, come Ixquick e Yauba fanno un passo più in là, non registrando alcun dato identificativo dell’utente, come l’indirizzo Ip e non conservando nemmeno i cookie, quei piccoli file di testo che fan sì che un sito ricordi le visite precedenti. Poco noti, non significa meno validi: Ixquick, per esempio, ha ricevuto nel 2008 l’European Privacy Seal, l’approvazione formale dell’Ue per la sua politica in materia di privacy e si serve, per scandagliare il Web, di tutti i principali motori di ricerca, interrogati in forma anonima. Yauba è un motore sperimentale indiano lanciato nel marzo dello scorso anno la cui normativa sulla privacy si riassume in una riga: “Non conserviamo nessun informazione personale che possa identificarvi. Punto.”
Perché il nodo è tutto qui: anche se la Grande G dovesse davvero iniziare a offrire ricerche criptate, impedendo ai ficcanaso di controllare quello che stiamo cercando in Rete, rimarrebbe un problema: che Google invece, continuerà a sapere tutto. E, sommando i dati forniti dal motore di ricerca, con quelli di Gmail e degli altri innumerevoli suoi servizi, compresi gli annunci pubblicitari della sussidiaria DoubleClick, continuerà ad ammassare ingenti enormi quantità di informazioni su ciascuno di noi.
Che poi ne faccia buon uso, trattandoli in forma anonima e non aggregata, è quello si augurano tutti. Ma chi controllerà i controllori?
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