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Le pressioni che i governi esercitano su Google


Quanta pressione esercitano i vari governi nei confronti del maggiore motore di ricerca mondiale per eliminare determinati contenuti? Google ha pubblicato martedì una mappa interattiva sulla quale viene evidenziato il numero delle richieste arrivate a Mountain View negli ultimi sei mesi da tribunali e dalle agenzie governative - richieste di dati sugli utenti o di rimozione di contenuti. Al primo posto c'è il Brasile; segue la Germania, sesta l'Italia.

DATI DEGLI UTENTI - Google si è trovato spesso sul banco degli imputati: il caso «Vividown» - di bullismo verso un ragazzo considerato Down finito su YouTube - che ha visto accusati vertici di Google per «illecito trattamento dei dati e diffamazione» - è stato senz'altro quello più eclatante. Il nuovo strumento contro la censura lanciato da Google, mostra il numero di richieste giunte dalle autorità e dai tribunali per ciò che concerne i contenuti dei servizi offerti da Google, quali Blogger e YouTube, così come i risultati delle ricerche, ma anche il numero delle richieste d'informazioni sugli utenti. Sulla mappa sono elencati i dati dei casi avvenuti tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2009. Il servizio non elenca però quei contenuti eliminati dalla società stessa, che hanno infranto i termini d'utilizzo di Google. Inoltre, non sono inclusi i contenuti protetti da copyright, bloccati su indicazione dei detentori dei diritti negli Stati Uniti (Digital Millennium Copyright Act). Questi dati, tuttavia, vengono minuziosamente raccolti da organi quali il Chilling Effects Clearinghouse, uno spazio web istituito da diverse università Usa e dalla Electronic Frontier Foundation.

CINA TOP SECRET - Se dalle autorità italiane sono arrivate in sei mesi 550 richieste di dati e 57 per la rimozione dei contenuti, ben più hanno fatto le autorità del Brasile, in testa alla speciale classifica, con 3.663 data requests e 291 removal requests. Dagli Stati Uniti sono arrivate 3.580 richieste di dati, mentre dalla Gran Bretagna 1.166. Nella classifica non compare la Cina, finita più volte nel mirino per la censura su Internet. Sulla mappa al posto del numero corrispondente appare un punto interrogativo e la seguente spiegazione: «La Cina considera la richieste di censura segreto di Stato, non possiamo quindi fornire questa informazione al momento». In ogni caso: la censura nel mondo sta aumentando - afferma il vicepresidente David Drummond sul blog aziendale. La conferma arriva anche dai numeri del blog Open Network Initiative: oggi 40 governi impongono la rimozione di informazioni su Internet, contro i quattro che lo facevano nel 2002. Ciò nonostante, non tutte le richieste che arrivano dai governi sono illegittime: alcune riguardano la tutela della privacy e dei minori, altre sono utili a scopi investigativi.

GERMANIA E BRASILE - Dalla Germania il numero elevato di richieste sono arrivate dall'agenzia statale che si occupa della classificazione degli organi d'informazione a tutela dei minori. La maggior parte dei contenuti cancellati riguardavano soprattutto la propaganda nazista. Per quanto riguarda il Brasile, invece, Google ha acconsentito alle pressanti richieste delle istituzioni, interessate alla chiusura di numerose comunità online sviluppatesi su Orkut, il social network di proprietà del motore di ricerca, che conta oltre 8 milioni di iscritti. Nel social network venivano organizzati scontri tra bande rivali, regolamenti di conti e altre attività illegali. «Crediamo che più trasparenza a livello globale contribuisca a ridurre la censura e per questo abbiamo lanciato questo nuovo strumento che contiamo di aggiornare ogni sei mesi», ha aggiunto Drummond.

Corriere.it


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