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Intesa Microsoft-Yahoo! sui motori di ricerca


Per i più vecchi, che hanno cominciato a usare internet negli anni '90, cercando i siti su Yahoo!, sarà un trauma. Perché la ricerca di Yahoo! scompare, o meglio si trasforma in Bing. Il motore di Microsoft. Dopo tre anni di tentativi, accordi quasi fatti, acquisizioni ipotizzate, scambi di montagne di denaro che erano solo su carta, Microsoft e Yahoo! varano oggi un matrimonio infrangibile che solo nominalmente ha una scadenza, un giuramento di sangue che li allea definitivamente nella loro guerra dei motori di ricerca. Il nemico? Google.

L'intesa prevede di unire la tecnologia Microsoft alla forza di vendita pubblicitaria di Yahoo!. L'accordo dura 10 anni: Microsoft compra la licenza esclusiva per la tecnologia di ricerca sul web di Yahoo! per poterla usare su tutti suoi siti e servizi. Yahoo! stima che l'intesa le porterà benefici annuali per 500 milioni di dollari e risparmi per circa 200 milioni. Attenzione si tratta di risparmi, soldi vivi non ne passano.

Accordo che non sposta gli equilibri proprietari delle due aziende. E' quasi un incontro nello spirito della crisi, che permette ai due partner di risparmiare "barche di soldi" (l'espressione è della amminstratrice delegata di Yahoo!) tagliando centri di sviluppo software, sistemi per la pubblicità e investimenti sul motore (e licenziare "barche" di persone, va aggiunto). E permette di realizzare un'alleanza strategica dalla quale non si torna indietro. Vediamo di cosa si tratta.

Ognuno di noi, ogni giorno, usa un motore di ricerca. La ricerca è il respiro conoscitivo della rete. Negli Stati Uniti - ma non bisogna dimenticare che la dimensione di questo scontro è globale - Google ha il 65% di tutte le ricerche fatte dagli utenti. Le ricerche sono soldi per i motori: ad ogni pagina di risultato è possibile "servire" pubblicità congruente con i risultati, e sono centesimi che si aggiungono a un fiume. Di questo mercato Microsoft, che ha di recente lanciato il suo nuovo motore Bing, e Yahoo! hanno rispettivamente l'8,4 e il 19,5 per cento. Meno del 30 per cento contro il 65 (dati Comscore).

Ed è anche un 30 che potrebbe destare l'attenzione del Dipartimento di Giustizia perché l'operazione riduce la libertà di scelta degli utenti della rete. Prima di essere operativo l'accordo dovrà avere l'ok del dipartimento, che da ultimo sta riservando qualche attenzione anche alle pratiche business di Google. La borsa invece sta già premiando il titolo di Yahoo! dopo anni di carestia e ristrettezze.

Ma perché Yahoo! mette il suo gioiello più prezioso al servizio del'alleato? L'azienda ha al suo interno una potenza tecnologica competitiva con quella di Google per quanto riguarda la possibilità di associare pubblicità a ricerca (la società Ouverture, che questo business lo ha inventato, è stata da tempo comprata da Yahoo!). E' come se il motore ancora forte e valido di una vecchia Mercedes fosse messo in un'auto dalla carrozzeria più nuova dove potrà esprimere tutta la sua forza. La marca che sopravvive però non è quella della vecchia mercedes: Yahoo avrà Bing sulla sua carrozzeria e sotto ci sarà il suo motore.

Ma, come visto, si vive di pubblicità: qui sarà la tecnologia Microsoft che organizza campagne e distribuisce le inserzioni (lo AdCenter) a metterci un altro componente. E' come se i due partner avessero smontato le loro due auto difettose (difettose, si fa per dire) per farne una competitiva.

Poi c'è la pubblicità "display", quella che si fa con i banner, con gli annunci grafici e video come se ne vedono anche sul sito di questo giornale. Qui i due portali che dispongono di servizi di community e social network - parliamo di Yahoo! e Microsoft - hanno un vantaggio: hanno spazio per metterli, pubblico che li guarda e una buona conoscenza da parte del mercato. Potrebbero raccogliere un buon punto di vantaggio e molti molti soldi sul mercato. Sono un mondo che Google possiede solo in parte.

L'accordo è solo apparentemente tecnico. Le sue conseguenze si verificheranno anche sui social network con l'integrazione sempre più profonda dei vari facebook e twitter sia all'interno dei siti, dove le persone si intrattengono e informano, sia nei sistemi pubblicitari.

Repubblica


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