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La Commissione europea ha deciso di pubblicare “eYouGuide” per offrire ai consumatori consigli pratici sui "diritti digitali" di cui essi godono in base alla legislazione comunitaria. L'obiettivo è vincere la diffidenza dei consumatori europei ad acquistare on line
Per molti europei internet continua ancora ad essere una bestia rara, a cui avvicinarsi con circospezione e diffidenza, soprattutto quando si tratta dif are acquisti on line. Secondo dati diffusi ieri dall’Eurobarometro sebbene il 48,5% delle famiglie europee disponga di un collegamento internet a banda larga, solo il 12% degli utilizzatori europei del web si sente sicuro nel fare transazioni via internet. In Italia siamo al 5%. Il 39% nutre seri dubbi circa la sicurezza del mezzo, nonostante i ripetuti annunci del contrario ed il 42% non osa nemmeno effettuare transazioni finanziarie ondine. In Italia la percentuale dei timorosi sale però al 55%.
Alla diffidenza generalizzata si aggiunge che ben il 65% degli intervistati non sa a chi rivolgersi per ottenere informazioni e consigli sugli acquisti online transfrontalieri all'interno dell'UE, anche se un terzo dei consumatori prenderebbe in considerazione l'ipotesi di acquistare online merci provenienti da altri stati perché meno costose e di migliore qualità. Alla prova dei fatti però solo il 7% lo fa. Una percentuale esigua che comunque muove un mercato il cui fatturato totale è pari a circa 106 miliardi di euro.
Una situazione che la Commissione europea, in particolare i responsabili alle Tlc, Viviane Reding, e ai diritti dei consumatori, Meglena Kuneva, intendono cambiare. L’occasione è stato il lancio del portale "eYouGuide", per offrire ai consumatori consigli pratici sui "diritti digitali" di cui essi godono in base alla legislazione comunitaria. Tale guida (disponibile al sito http://ec.europa.eu/eyouguide), che raccoglie una proposta presentata dal Parlamento europeo nel 2007, affronta problematiche attinenti ai consumatori quali i loro diritti nei confronti dei provider a banda larga, gli acquisti online, il fatto di scaricare musica da Internet e la tutela dei loro dati personali sia su Internet che sui siti di comunicazione in rete.
"Se vogliamo che i consumatori facciano acquisti e sfruttino il potenziale offerto dalle comunicazioni digitali – ha spiegato Meglena Kuneva durante una conferenza stampa di presentazione del progetto – dobbiamo dare loro la certezza che i propri diritti vengano effettivamente salvaguardati. Ciò significa che dobbiamo mettere in atto e fare applicare chiari diritti dei consumatori rispondenti agli elevati requisiti già esistenti quando si tratta di acquistare prodotti nel negozio in strada. Internet ha molto da offrire ai consumatori ma noi dobbiamo suscitare la loro fiducia affinché la gente possa fare acquisti con la massima serenità”.
L’iniziativa per Bruxelles dovrà andare di pari passo a un’efficace lotta contro lo spam (la ricezione di grandi quantità di messaggi indesiderati, generalmente di tipo commerciale), arrivando alla definizione di sanzioni civili e penali di efficacia equivalente in tutti gli Stati membri dell'Unione e nelle nazioni limitrofe. In realtà un “divieto delle comunicazioni indesiderate” fa parte della legislazione Ue fin dal 2003, ma a oggi ben il 65% degli europei continua a lamentarsi di troppi casi di spamming. A guidare la classifica mondiale sono gli Usa, con il 19,8% delle comunicazioni indesiderate, seguiti dal 9,9% della Cina, dalla Russia (6,4%), dal Brasile, Turchia, Corea del Sud e India. Ottava posizione mondiale, ma prima in Europa per produzione e ricezione di spam è invece l’Italia, che guida il gruppo europeo con il 3%.
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