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YouTomb: il sito dove finiscono tutti gli «scarti» di YouTube


BOSTON (Stati Uniti) - Dove finiscono i video banditi da YouTube? Su YouTomb, l’archivio web realizzato dall’autorevole Massachusset Institute of Technology (Mit). O meglio, su YouTomb ci finiscono i dettagli e la descrizione di quanto – in media ogni due minuti – viene rifiutato dalla piattaforma di condivisione video di proprietà di Google per motivi legati al diritto d’autore. In una pagina in costante aggiornamento vengono mostrati alcuni fermo immagine tratti dai video censurati, il motivo della censura, l’autore della richiesta di oscuramento e il numero di giorni in cui il contenuto è stato visibile (e quante volte è stato visto) prima di essere estromesso dal sistema.

QUESTIONE DI DIRITTI - YouTube non è mai andato molto d’accordo con le leggi sul copyright. Benché formalmente le rispetti, sono moltissimi i video caricati dagli utenti sulla piattaforma che riprendono senza autorizzazione materiale protetto dal diritto d’autore. Negli Usa il rispetto formale della legge prevede che chi eroga un servizio come quello di YouTube non sia direttamente responsabile dei contenuti ivi reperibili, non si debba cioè curare di impedire che contenuti non in regola vengano ospitati, quanto di rimuoverli una volta che il detentore dei diritti d’autore ne faccia richiesta. Il motivo legale e pratico addotto dai responsabili del sito è che anche volendo non è possibile passare in rassegna tutti i contenuti pubblicati dagli utenti alla ricerca delle infrazioni del copyright.

FILTRO AUTOMATICO - Viste però le ire dell’industria del cinema e della tv – e all’indomani di una causa da un miliardo di dollari intentata contro YouTube dalla tv via cavo Comcast – l’estate scorsa anche il più popolare strumento di condivisione video ha deciso di venire incontro alle richieste degli studios, onde evitare di avere a che fare ogni giorno con uno dei loro legali. Ha così realizzato un meccanismo automatico che permette ai detentori dei diritti di controllare i video generati dagli utenti e di intervenire in caso di abusi. L’iniziativa del Mit è nata proprio per verificare il funzionamento del sistema di riconoscimento automatico approntato da YouTube, e la casistica che sta ordinando servirà per controllare che non ci siano abusi da parte dei detentori dei diritti ai danni degli utenti.

Corriere


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