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Nei paesi in cui l'espressione stenta a essere libera la rete diventa un canale alternativo per fotografare la realtà. Per questo i blog sono tanto diffusi quanto controllati da governi preoccupati. Proprio in questo spazio, circa due settimane fa, vi avevamo raccontato dei limiti posti dal Pentagono ai suoi militari navigatori in Iraq e in Afghanistan: troppo rischiosi i blog nei due fronti ancora infiammati. Per una porta che (negli Stati Uniti) si chiude un'altra (inaspettatamente... in Cina) che si apre: oggi vi parliamo di una piccola svolta per gli internauti dietro la Grande muraglia.
Le autorità cinesi allentano infatti la censura sugli utenti di internet. L'agenzia di stampa Xinhua ha annunciato una liberalizzazione a favore dei blogger, i titolari dei diari on line, che non dovranno più registrarsi in internet con il loro vero nome: "Da tempo - scrive l'agenzia - era uno dei punti fermi della campagna per la purificazione del web fatta dal presidente Hu Jintao. Il governo ha promosso per anni il 'Vero nome' per poter controllare le parole e le azioni degli utenti di internet, in modo da trattenerli dalla condivisione di pornografia o da altre dannose informazioni. L'abolizione è stata favorita dalle proteste delle grandi aziende presenti in Internet oltre al numero sempre crescente degli utenti on-line".
Ma le limitazioni si applicheranno in altre forme. In sostituzione dell'obbligo appena abolito, il governo propone un nuovo disegno di legge che, in ogni caso, consiglia vivamente la registrazione con il proprio nome ed estende il controllo con altre strategie. La stessa Agenzia informa che sono stati arruolati tra i 30 ed 40 mila poliziotti telematici per valutare le attività on line dei 20 milioni di blogger cinesi. Per dirla con altre parole, apparentemente i navigatori presenti in Cina avranno meno restrizioni rispetto al passato, ma spiati dai cyber poliziotti ingaggiati del Governo, che andranno ad aggiungersi al già cospicuo sistema di censura nazionale, avranno ugualmente qualche remora a manifestare liberamente il proprio pensiero.
Amnesty International ha compreso da tempo che la rete era un nuovo terreno di battaglia nel campo dei diritti umani e ha lanciato una campagna per difendere la libertà di espressione anche su web. Irene Khan, settimo Segretario Generale di Amnesty International, in una sua relazione, ha spiegato: "Nell'era della tecnologia, Internet è diventata la nuova frontiera nella lotta per i diritti dei dissidenti. Con l'aiuto di alcune tra le più grandi compagnie mondiali di telecomunicazioni, governi come quello della Bielorussia, della Cina, dell'Egitto, dell'Iran, dell'Arabia Saudita e della Tunisia monitorano le chat room, cancellano i blog, restringono la ricerca sui motori e bloccano siti. Persone sono state imprigionate in cina, Egitto, Siria, Uzbekistan e Vietnam per aver messo in rete e condiviso informazioni online. Ogni persona ha il diritto di inviare e ricevere informazioni ed esprimere la propria pacifica opinione senza paura o interferenze.
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