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L’email è morta, viva l’email!
12/04/2007
Il futuro della posta elettronica è in pericolo. Lo spam e il phishing la rendono uno strumento fastidioso. Come risolvere la situazione?
Messaggi commerciali indesiderati, intrusioni nelle chat e nei blog: lo spam colpisce circa l’80% degli utenti di internet e riempie per due terzi la casella della posta in arrivo (dati, ovviamente, da considerare in difetto). Di solito è innocuo e solamente noioso. Molto ridotto il rischio virus, mentre impazza il phishing, il tentativo di dirottare gli utenti su pagine web fasulle. Sono messaggi pericolosi, programmati per copiare informazioni riservate come i codici delle carte di credito e le chiavi di accesso segrete. Si presentano come email fidate mandate da persone o enti conosciuti, mentre il vero mittente è un esperto di contraffazione. Secondo le stime della Gartner research, questa frode informatica costerebbe circa 1,2 miliardi di dollari all’anno.
A mettere in ginocchio la posta elettronica sono circa 200 “spam gang”, non più di 600 professionisti che producono l’80% del traffico mondiale di spam. Il più noto spammer, Jeremy Jaynes classe 1974, prima di essere arrestato e condannato a 9 anni di carcere, ha accumulato un patrimonio personale di 24 milioni di dollari. Ma i tentativi di repressione si scontrano con l’uso di società e server e normative non sempre adeguate: la culla dello spamming è negli Stati Uniti, ma Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud avanzano a grandi passi mentre l’Europa cerca di combatterlo con tutti i mezzi legali.
Il Consiglio nazionale delle Ricerche italiano spiega che ogni giorno circolano 61 miliardi di messaggi spam, che significa il 90% del totale delle email scambiate. Un server di una grande azienda impiega mediamente più di mille ore di lavoro per analizzare tutti i messaggi infetti. Quali sono i costi di questo enorme scambio di mail? Per la Commissione europea circa 39 miliardi di euro. Ma anche in Italia la diffusione dello spam ha raggiunto e superato il livello di guardia. “Da un’analisi statistica sui server di posta elettronica dell’Istituto italiano di tecnologia emerge che, nel 2006, il tasso di spam medio è stato di circa il 66 per cento”, osserva Stefano Ruberti, responsabile della posta elettronica dell’Iit-Cnr e del Registro del ccTLD.it, l’organismo che assegna i domini internet .it.
A fronte di 2.846.282 messaggi di posta ricevuti, il sistema ne ha classificati come puliti poco meno di 970 mila (34%). Ben 1.876.511 email erano invece spam o virus: in particolare, 614.772 (32,7% dello spamming totale) sono state etichettate come spam ma recapitate comunque all’utente per evitare falsi positivi e 504.408 (26,8%) bloccate e poste in quarantena perché spam conclamato. Altri 732 mila messaggi sono stati bloccati dai sistemi di controllo Rbl, che identificano indirizzi noti come mittenti di spamming. 25.477 email sono state classificate come portatrici di virus (appena l’1,3%). Le altre sono state rilevate come phishing o altre comunicazioni truffaldine.
Che fare per combattere lo spamming? Al Summit di Davos, in Svizzera, nel 2004 Bill Gates si lanciò in una previsione azzardata: “Nel giro di 3 anni lo spam sarà eliminato”. La soluzione sarebbe quella di mettere una tassa sulla posta elettronica anonima per far diventare lo spamming antieconomico. Il sistema di autentificazione rallenterà e bloccherà comunque il flusso di informazioni che viaggiano sul corriere elettronico. Mr. Windows l’ha sparata grossa, insomma. Il suo sistema operativo Vista forse sarà più sicuro delle versioni precedenti e impedirà il diffondersi dello spamming, ma è ancora troppo nuovo. I computer già infettati dalle “spam gang” non spariranno nel giro di pochi mesi.
La rivista “Scientific American” propone la soluzione di Joshua Goodman, David Heckerman e Robert Rounthwaite. L’idea dei tre ricercatori è di realizzare un software che renda i computer abbastanza intelligenti da distinguere i messaggi normali dallo spam, individuando le parole sospette. “Nei messaggi spam sono spesso ripetute delle parole chiave”, spiegano gli autori. Aggiungendo a questa tecnica altri filtri si può immaginare un futuro un po’ più roseo. A una condizione però: le università e le industrie di hardware e software devono collaborare.
Forse l’unica cosa da fare subito è mettere in atto comportamenti virtuosi da parte della comunità del web. Si potrebbe, per esempio, cestinare senza aprire le mail dei mittenti sconosciuti, cancellare le mail sospette che rimandano ad altri siti di natura economica e finanziaria, non ciccare sui link proposti da messaggi promozionali di aziende che non si conoscono e delle quali non si è clienti e, ovviamente, non inviare denaro a chi vende qualsiasi bene tramite posta elettronica.
Come per la carta di credito su internet impareremo a essere più diffidenti anche per la posta elettronica, ben sapendo che lo spamming sarà nostro compagno di viaggio per lungo tempo ancora. Il rischio è che, nel frattempo, l’email diventi uno strumento inutile e fastidioso. Non è un caso che le generazioni più giovani usino quasi esclusivamente sistemi di messaggeria elettronica (da Skype a Messenger) per comunicare tra loro: sono più immediati e senza rischi di ricevere messaggi inutili o dannosi. A conti fatti, sempre meglio che tornare a far volare i piccioni viaggiatori.
Costa poco e rende tanto
L’email marketing è vivo e vegeto e non risente della sempre maggiore selezione di filtri anti spam e phishing, del blocco automatico delle immagini e del sovraffollamento delle caselle di posta. Il marketing diretto via mail non è un mezzo pubblicitario nel senso tradizionale, ma uno strumento ideale per rafforzare il rapporto tra aziende e clienti. Non si tratta di trasmettere lo stesso messaggio a un’ampia audience indistinta, come lo spam, ma di comunicare in forma personalizzata con persone interessate all’argomento. I dati pubblicati dalla Direct Marketing Association a fine 2006 fanno clamore: con una campagna di email marketing si può raggiungere un Roi (ritorno di investimento) superiore al 500% e le previsioni per il 2007 annunciano un’ulteriore crescita. Questi dati sono particolarmente interessanti se comparati al Roi del 200% dell’online marketing, che esclude l’email. Il confronto è ancora più evidente rispetto al Roi dei mezzi cartacei: un catalogo tradizionale difficilmente supera il 70%. Quanto è sfruttato l’email marketing? Poco, perché viene investito nell’email marketing soltanto il 2.5 % del budget totale dedicato dalle aziende al marketing.
Mi fermo in posta
Posta elettronica croce e delizia del popolo che comunica sul web. Come rinunciare, ormai, a spedire una comoda, veloce e sicura email? Indietro non si torna, se non per casi disperati dettati più che altro dalla burocrazia. Ormai gli uffici postali sono un lontano ricordo: alle poste ci si va solo per spedire pacchi e raccomandate. Il francobollo da leccare è ormai procedura preistorica e anche Poste Italiane, entro l’anno, diventerà operatore mobile (virtuale) grazie a un accordo con Vodafone. All’estero hanno già pensato come riciclare gli immobili che una volta ospitavano le poste. In molti casi si tratta di internet café, in altri addirittura di strutture alberghiere. Come la posta centrale di Singapore, che oggi è un albergo di lusso della catena Fullerton, dove una camera costa 250 dollari. O come l’ufficio centrale delle poste di Sydney, in Australia, trasformato nell’albergo Westin Sydney. Sempre in Australia, il palazzo che ospitava la posta centrale di Melbourne è diventato un centro commerciale.
Basterebbe un bottone
Bombardati dallo spam, gli utenti sono sempre più desiderosi di tools per riconoscere ed eliminare le email spazzatura. Magari con un semplice bottone da utilizzare nei programmi di gestione della posa elettronica. Già l’80% del popolo internet usa filtri anti spam, ma non basta. I dati sono della ricerca “Email Sender and Provider” compiuta da Ipsos su un campione di 2.252 utenti del web che utilizzano servizi di posta elettronica formiti da Aol, Msn/Hotmail, Yahoo! e Gmail. Per gli addetti ai lavori intervistati dalla ricerca è in gioco il futuro e la credibilità del sistema intero. Meno certezze ci sono sui contenuti della posta elettronica vogliono dire poca credibilità e abbandono da parte degli utenti. Anche stringere i cordoni dei filtri anti spam potrebbe creare problemi, perché molte comunicazioni non passerebbero all’utente. Un gigante del settore come Aol blocca quotidianamente da 1,5 a 2 miliardi di email indesiderate, cioè circa l’80% della posta elettronica che viaggia attraverso la rete.
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